La porta di (San) Carlo nel centro di San Gallo

Quando, nel XVI secolo, la riforma protestante sconvolse l’Europa, molti furono i monasteri che ad essa aderirono. Fra essi anche l’Abbazia di San Gallo.

L’Abbazia di San Martin in Disentis, presso il Passo del Lucomagno e quindi al confine – allora – con la diocesi di Milano, rimase fermamente cattolica, un baluardo di fede proprio sulle Alpi. Fu così che il 26 agosto del 1581 Carlo Borromeo salì a Disentis attraversando la valle di Blenio a cavallo. Il 28 dello stesso mese il Cardinale raggiunse l’Abate Christian von Castelberg per un incontro destinato ad alimentare la stretta di alleanze necessaria ad opporsi al dilagare del protestantesimo in Europa, sottoscrivendo un patto per la difesa della fede cattolica contro l’invasione protestante che legò Milano a Disentis ed a Saint Maurice, in Vallese.

Purtroppo per lui però, volle andare anche a San Gallo, Carlo Borromeo. Voleva ricondurre quei monaci passati al protestantesimo alla “vera fede” ma forse sopravvalutava sé stesso. A ironica memoria di quella sua visita, a lui San Gallo ha dedicato una porta della città, la Karlstor, la “porta di Carlo”. Fu infatti quella la porta da cui il Borromeo entrò con ogni onore a cavallo, uscendone poco dopo in tutta fretta, per tornarsene a Milano, costretto ad abbandonare per sempre l’idea di una San Gallo e di una Svizzera esclusivamente cattoliche. Curiosamente, la Karlstor è l’unica porta ancora esistente delle otto che si aprivano nelle mura delle fortificazioni della città di San Gallo. Si trova in pieno centro, accanto alla bellissima Abbazia, sconsacrata da Napoleone ed oggi sede del governo della città e di una meravigliosa biblioteca, che raccoglie 2100 manoscritti, 400 dei quali risalgono a prima dell’anno 1000, e 170.000 volumi.  La Stiftbibliotek  (biblioteca abbaziale) di San Gallo, patrimonio Unesco, è ritenuta una delle più antiche (VIII secolo) e belle del mondo, e le sue immagini hanno ispirato “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Gli interni non possono venir fotografati, per cui la foto allegata è estratta dal sito www.myswitzerland.com  

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