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Chiesa stupenda, facilmente identificabile perché al cimitero di Bellinzona. Presenta legami con Santa Maria delle Grazie di Varallo Sesia e venne consacrata dal vescovo di Novara di allora (1495) Giulio Galardo che le donò le reliquie che conserva. Un forte legame dunque fra Canton Ticino e Alto Piemonte.

Il nucleo del Santuario di Santa Maria delle Grazie mostra ancora resti architettonici dell’antico convento francescano di cui faceva parte, in particolare il chiostro con volte a crociera e colonne sulle cui pareti si trova un ciclo di affreschi seicenteschi che narra episodi della vita di San Francesco. All’esterno, la lunetta sopra il portale della chiesa raffigura l’adorazione dei pastori, un affresco ormai sbiadito dal tempo. L’interno della chiesa mostra uno splendido tramezzo interamente affrescato con la vita e la passione di Cristo, un aiuto alla comprensione delle celebrazioni per tutti coloro che non sapevano leggere, come se ne incontrano anche negli oratori piemontesi, una “Bibbia dei poveri” quindi. Il tramezzo permetteva anche una netta suddivisione fra la parte della chiesa riservata ai frati e la parte riservata ai fedeli. Quest’opera, di cui è ignoto l’autore, richiama una parete analoga, opera del valsesiano Gaudenzio Ferrari, conservata nella chiesa di Santa Maria delle Grazie di Varallo Sesia (Valsesia, VC), in Piemonte.  Ciò che vediamo oggi è il tramezzo completamente restaurato dopo che, la sera del Capodanno 1996, un terribile incendio lo aveva quasi distrutto, tenendo col fiato sospeso la capitale del Ticino e tutta la popolazione del cantone. La foto soprastante permette di notare la volta, interamente crollata e rifatta. Sotto il tramezzo due cappelle dedicate alla “Vergine dormiente” ed a Sant’Antonio. In quest’ultima trovate una statua lignea dedicata a San Nicolao della Flue, patrono della Svizzera. La chiesa conserva reliquie di S. Martino di Tours, San Teodoro e San Antonio abate, donate al momento della consacrazione, nel 1505, da monsignor Giulio Galardo allora Vescovo Vicario di Novara, per rafforzare i legami che li univano.

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