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Prima puntata (9.07.26) “Il turismo delle origini”.

Un viaggio nel turismo di un tempo e di oggi, per capire, con una serie di post, puntata dopo puntata, che, per quanto riguarda il turismo sul lago d’Orta, Orta San Giulio è, e sarà sempre, Orta San Giulio, mentre Omegna e Gozzano per sopravvivere dovranno periodicamente sapersi trasformare.

Ci sono tre parole che ci danno un’idea della vetustà del turismo. Villeggiatura, Ospitalità e Spa. Nascono infatti da forme di turismo già in uso nell’antica Roma.

Si andava allora “in villa”, in campagna, per rilassarsi dallo stress, dagli odori, dai rumori della città. Da qui “Villeggiatura” soggiorno in villa, all’aria pura, una vacanza legata alla cura della salute, al benessere del corpo e della mente.

Ospitalità nasce invece da “ospizio”, “ospitale”, “spitale”, quei luoghi sorti per accogliere i viandanti lungo le vie, luoghi che poi divennero anche luoghi di cura e quindi sia luoghi di “ospitalità”, cioè alberghi, sia ospedali. In questo caso il “target” erano soprattutto i  pellegrini, quelle persone che si recavano a luoghi sacri, ai santuari. E con santuari non si intendono soltanto quelli sacri alla religione cristiana, ma luoghi legati anche alle religioni del passato, prima del cristianesimo, come ad esempio l’oracolo di Delfi. Il pellegrinaggio è nato ben prima dell’epoca cristiana.

La “SPA” indica una vacanza benessere alle terme. Ma rappresenta anche il nome di una località belga un tempo ricercatissima proprio per il turismo termale. Si trattava di una “vacanza” fortemente mirata al benessere fisico, alla salute del corpo.

Oltre a queste forme di vacanza, fra i ceti benestanti romani era diffuso il turismo culturale, cosa che potrà sorprendere. Si usava recarsi o mandare i figli in luoghi fondamentali per lo sviluppo delle conoscenze filosofiche, storiche, linguistiche, come la Grecia o Alessandria d’Egitto. L’Erasmus non lo abbiamo inventato oggi.

L’ultima forma di “vacanza romana” era il soggiorno marino. Decisamente diverso dalla “villeggiatura”, non prevedeva rilassamento dallo stress o bagni di mare, ma il contrario: grandi feste, banchetti infiniti e trasgressioni di ogni tipo.

In altre parole, pensandoci bene, i romani – quelli ricchi – andavano in vacanza negli stessi luoghi e per le stesse ragioni del turismo odierno.

Con l’avvento del cristianesimo la situazione cambia. Resta la “villeggiatura”, amata dalle classi benestanti soprattutto per la necessità di rifugiarsi in luoghi salubri in modo da sfuggire alle epidemie di peste. In questo senso il lago d’Orta costituisce, con i borghi di Ameno, Miasino, Armeno il luogo di villeggiatura perfetto per i milanesi di allora, in fuga dai miasmi della città. Ce lo confermano le antiche ville, le grandi chiese, sproporzionate rispetto alla popolazione residente, le innumerevoli cappelle e chiese dedicate a San Rocco, protettore dalla peste.

Le terme invece, fin dagli albori frequentate da uomini e donne contemporaneamente ma soggette a chiare prescrizioni di comportamento, con il progredire dei secoli allentano i controlli, diventando praticamente luoghi di malaffare. La chiesa, pertanto, vi si oppone e ne condanna la frequentazione. Il turismo termale tende a scomparire ed infine sparisce del tutto.

Scompare anche il soggiorno marino nei termini in cui era inteso dai romani. Anche qui, il Cristianesimo non è disponibile ad accettare simili comportamenti.

Viene invece incentivato fortemente il pellegrinaggio, non come mezzo di risanamento del corpo ma dell’anima. I pellegrini divengono sempre più una eccezionale fonte di reddito per tutti i luoghi che possiedono reliquie legate alla cristianità. All’inizio si tratta di oggetti (culla del Bambin Gesù, chiodi della croce, parti di vesti….) più tardi ci si orienta verso il macabro, le reliquie sono ora soprattutto parti di corpi (scheletri interi di santi, ossa, latte della Madonna, sangue…..). I luoghi di pellegrinaggio – che erano inizialmente Gerusalemme, per chi poteva permetterselo, oppure Roma, Monte Sant’Angelo e, dal X secolo, Santiago di Compostela – una volta appurato il valore monetario dell’operazione ampliano i propri confini. Si incentiva il culto della Madonna con santuari che si sovrappongono a luoghi di culto pagano, con “apparizioni” che invitano esplicitamente alla visita, si inventano l’”Anno Santo”, i “Repit” e le “indulgenze”. Se per il pellegrino il viaggio è un modo per avvicinarsi a Dio, per la chiesa di allora il pellegrinaggio diviene una perfetta macchina per far soldi.   Non c’è da stupirsi se prima Fra Dolcino e poi Lutero, tanto per citare i più noti, hanno trovato parecchio da criticare a siffatte pratiche.

E il turismo e il ago d’Orta? Orta San Giulio è “luogo sacro” da sempre. Lo testimoniano i massi coppellati che, dalle alture di San Maurizio d’Opaglio e Carcegna, possono immaginarsi uniti da una linea ideale che attraversa l’isola. Non ne conosciamo il significato, ma certo il sito era da sempre particolarmente importante, e l’isola, ricordata come “infestata da serpenti e draghi” era certamente luogo di culto celtico.

 Come “luogo sacro cristiano” Orta San Giulio, in particolare l’isola, nasce invece alla fine del IV secolo con l’avvento di San Giulio, la cui storia ricalca in toto quella della cristianizzazione dell’Irlanda. Grazie a questo affascinante “storytelling altomedievale” l’isola diviene così il primo “centro turistico” se così si può dire, del nostro lago, attirando da subito viandanti, come ci conferma la ”leggenda del Tapulone” secondo la quale un gruppo di pellegrini recatisi ad Orta a pregare, al ritorno verso Novara si trovano privi di vettovaglie e decidono di mangiarsi il loro vecchio asino, trasformandolo così in una deliziosa “ricetta locale”, il “Tapulone”, apprezzata ancor oggi.

Nei secoli successivi Orta San Giulio è stata l’unico luogo, alle nostre latitudini ma non solo, in grado di adeguarsi ad ogni cambiamento dei “gusti turistici” nelle varie epoche. Un “unicum” turistico di cui nelle prossime puntate seguiremo il divenire.

 Per questo Orta San Giulio rimarrà sempre la bella, desiderata, ammirata, capitale del lago d’Orta.

Omegna verosimilmente non esisteva ai tempi di San Giulio, per quanto la si proclami romana e la si voglia “capitale del lago”, Gozzano sorse in epoca cristiana sotto forma di una chiesa, l’attuale San Lorenzo, luogo sacro ma messo in ombra dall’isola ed in fretta caduto nell’oblio. Volendo rendere turistiche queste ultime due località, lo storytelling va costruito con stile e attenzione, basandosi sulle caratteristiche locali, senza copiare chi non può essere copiato, ma differenziandosi. Deve venir gestito in modo da adattarsi alle richieste, tenendo conto del fatto che, come ogni prodotto turistico o industriale tale creazione, anche se ben ideata, godrà di un iniziale periodo di rodaggio, quindi di un periodo di successo, per poi, lentamente svanire come altri prodotti turistici di cui parleremo. Dovrà allora essere sostituita da nuove iniziative.

C’è una sola Orta San Giulio, come ci sono una sola Venezia, una sola Roma. Tutto il resto è marketing, come vedremo nelle prossime puntate.

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