Il Castello di Serravalle, destinato a proteggere la strada del Lucomagno, era certamente di origine carolingia, risale al secolo X o XI, e comprendeva anche un “ricetto” come rifugio per la popolazione. Rientrava in quella che venne definita “la politica di Passo” con l’affido delle terre di passaggio a fortificazioni ed abbazie, in particolare, nel caso delle Via Francisca, all’abbazia di Disentis. Il castello di Serravalle si trova esattamente a 100 Km da Disentis – e dall’abbazia – un tragitto che le truppe mercenarie percorrevano in due – tre giorni, che divengono cinque per i moderni pellegrini.Un posto di controllo e di sosta pensato per gli eserciti e dove, secondo i documenti dell’epoca, sostò anche il Barbarossa, una volta come amico, un’altra come nemico, come vedremo.
Del castello di Serravalle restano molte rovine e la chiesetta di Santa Maria del Castello, restaurata, che era in origine dedicata al “santo carolingio per eccellenza”, San Martino di Tours. Le prime menzioni scritte della fortificazione risalgono al1162 quando era signore del castello Alcherio La Torre, sostenitore del Barbarossa. Nella primavera del 1176 l’avogadro Alcherio da Torre, viene cacciato dagli abitanti della valle di Blenio (in cui si trova Serravalle) alleati della diocesi di Milano, che aveva il dominio religioso di queste terre. Nello stesso momento un esercito imperiale “di rinforz”o sta scendendo nel Milanese per raggiungere il Barbarossa, già stanziato in Lombardia, per affrontare con lui la Lega Lombarda. Adirato per la perdita del castello, l’imperatore Federico Barbarossa risale allora da Pavia verso la Valle di Blenio con un gruppo di cavalieri per unirsi al suo esercito e riconquistare Serravalle. Anche Alcherio da Torre, sconfitto ma non domato, accorre in aiuto del Barbarossa. Serravalle viene espugnato in soli quattro giorni.
Ma, nonostante questa vittoria, per l’imperatore furono quattro tragici giorni, perché proprio essi fornirono ai Milanesi il tempo per organizzarsi. Ricordate la poesia di Giosuè Carducci “il Parlamento”? dice “sta Federico imperatore in Como, quand’ecco un messaggero entra a Milano da Porta Nuova a briglie abbandonate. “Popolo di Milano, ei passa e chiede, fatemi scorta al console Gerardo”. La poesia continua narrando l’intervento di Alberto da Giussano e la scelta dei milanesi di combattere.
“Como” era un termine ampio che al tempo comprendeva spesso anche il Canton Ticino (Martino da Como, il grande cuoco medievale non veniva da Como ma da Torre, Valle di Blenio) e il messaggero della storia era un bleniese inviato ad avvertire i milanesi mentre i combattimenti erano ancora in corso a Serravalle. I Bleniesi persero e Alcherio si riprese il castello, ma grazie a loro ed al ritardo causato al Barbarossa, i Milanesi della Lega Lombarda vinsero. Il risultato fu così la vittoria di Legnano, in cui il Barbarossa, duramente sconfitto, fu costretto ad un trattato di pace.
Dal secolo scorso è in corso un recupero archeologico della struttura. Le rovine sono liberamente accessibili e indicate sulla sinistra della strada del Lucomagno, presso una fattoria.